PONTREMOLI MARTINA

Corso Formazione Brescia


Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano).

 

 

Mi piace iniziare così questa mia riflessione sul percorso di Giocodanza® citando una delle primissime frasi con cui Antoine De Saint-Exupéry inizia il suo “Il Piccolo Principe”, un libro per grandi e piccini, un testo che mi sta particolarmente a cuore, non solo perché ha fatto da sottofondo a diversi momenti della mia vita, ma perché, anche in questo caso, trovo che rispecchi in modo perfetto alcuni dei pensieri e delle sensazioni che questa esperienza appena conclusa ha suscitato in me.

Se torno indietro con il pensiero al primo incontro con Marinella, infatti, incontro a cui oggi ripenso con un po’ di nostalgia, quella nostalgia che sorge nel cuore quando ci si accorge di aver vissuto un’Esperienza vera, con la lettera maiuscola, non posso non ricordare come Marinella ci avesse accolto invitandoci a tornare bambine citando una frase di Pablo Neruda:

Il bambino che non gioca non è un bambino. Ladulto che non gioca ha dimenticato il bambino che è dentro di sé.

Almeno per due giorni al mese, tutte noi saremmo tornate come indietro nel tempo, a quando, forse un po’ timide, ma curiose, tanti anni fa, abbiamo iniziato anche noi, come le nostre piccole allieve, a muovere i primi passi di danza. Non nascondo che, all’inizio, fossi un po’ titubante e incerta di fronte a questo invito, all’invito di tornare bambina: pensavo che, in fondo, si trattasse di “far finta di”, di “giocare a” essere di nuovo una piccola danzatrice. Eppure, non mi accorgevo che, anche facendo così, “giocando a far finta di”, in realtà, piano piano, stavo davvero reimparando a giocare, mi stavo davvero togliendo i miei abiti da adulta, per indossare quelli più leggeri, colorati e spontanei di una bambina, quella bambina che, nella routine e negli impegni di tutti i giorni di una vita da adulta, avevo dimenticato di custodire ancora dentro di me.

Anche Laura, psicologa a psicoterapeuta, ci ha ricordato proprio questo: tutti noi siamo stati bambini e questa è una delle certezze più belle e più grandi da cui partire, da cui spiccare il volo per poter assumere con consapevolezza uno dei ruoli più complessi, ma, nello stesso tempo, affascinanti che esistano, il ruolo di educatrici.

Troppo spesso, invece, i grandi si dimenticano tutto questo: presi dalle loro responsabilità, dai loro doveri, impegnati nel lavoro, chiusi nella routine delle loro giornate, si scordano di avere dentro di sé una miriade di colori e di emozioni che, se riconosciute e trattate con importanza, sono pronte a svelarsi in tutta la loro bellezza a varietà.

Con il Giocodanza® ho imparato proprio questo, ho imparato a prendere in considerazione, a dare importanza anche al lato fanciullesco della mia persona, gli ho ridato valore, ho imparato a lasciarmi andare, ad abbandonare le molte inibizioni che, a volte, il “mondo degli adulti” impone. Ho imparato a dare ascolto e voce alle emozioni più vere e spontanee, ho riscoperto la bellezza di guardare il mondo attraverso gli occhi di un bambino, con semplicità e spontaneità, con prontezza e curiosità, con amore e ingenuità, con stupore, gioia e meraviglia, con verità. E così è stato che mi sono trasformata in una bellissima sirena, ho fatto un lungo viaggio nella giungla alla scoperta di un mondo tutto nuovo, così sono diventata un nanetto del bosco, ho preso coraggio e mi sono avventurata in un enorme castello misterioso, è così che, sogno di ogni bambina, sono diventata una splendida principessa.

Ma questo è solo uno dei tanti motivi per cui ho apprezzato il percorso di Giocodanza®; trovo che questa esperienza, infatti, abbia fatto crescere e abbia arricchito quel bagaglio di conoscenze ed esperienze con il quale ho deciso di intraprendere il mio percorso di formazione in psicologia.

Il metodo Giocodanza® non considera il bambino da un solo punto di vista, da quell’unica e più scontata prospettiva che vede il bambino esclusivamente come un allievo o un futuro ballerino, al contrario, al centro si trova il bambino con tutte le sue specifiche caratteristiche, si fa riferimento a un’immagine complessa di bambino che tiene insieme anche aspetti tra loro apparentemente contrastanti; il bambino non è un “non ancora”, ma è guardato con rispetto nell’attesa che il “suo essere già” in piccolo si sveli pienamente come il bruco che, un giorno, diventerà farfalla.

Il Giocodanza® è un metodo preziosissimo, è una grande occasione di crescita per il bambino da molteplici punti di vista: attraverso il gioco, la danza e, soprattutto, la relazione, il bambino impara a conoscere prima di tutto se stesso, si scopre piano piano, impara a conoscere il suo corpo, ad emozionarsi e a emozionare, acquista coraggio, sicurezza, autostima. In una parola, cresce.

E tutto questo è ancora più bello e più vero proprio perché la prima “bambina” ad essere cresciuta, alla fine di questo percorso, sono stata proprio io: sono cresciuta tornando bambina.

L’avventura, ora, si è conclusa, la sirena dorme tranquilla sul suo scoglio, gli animali della giungla sono tornati nelle loro tane, il nanetto riposa contento nel bosco e la principessa sembra essere già lontana, ma dentro di me non sono svanite le emozioni che questo percorso ha portato con sé. I miei occhi ora guardano il mondo attraverso lenti coloratissime e la mia mente conserva indelebile il ricordo di una manciata di giorni fatti di divertimento, sorrisi, incontri. E se chiudo gli occhi e mi concentro, per un attimo, mi sembra ancora di scorgere quel nanetto che nuota nel suo laghetto o gli animali della giungla che giocano insieme, per un attimo, la sirenetta è di nuovo impegnata a fuggire dalle grinfie dei pirati, per un istante, quella bellissima principessa che raccoglie i fiori nel bosco sono di nuovo io.