MONICA CALORE Corso di Formazione Brescia 2015/16

 

 Tornare improvvisamente bambina, è questo l’effetto del corso

 

 

  Dover scrivere una relazione su quello che è stato il mio percorso nel Giocodanza per me non è per niente facile.
  Sono sempre stata una bambina alquanto introversa, taciturna, riflessiva, la classica bambina con poca fiducia in se stessa, che osserva tutto in silenzio da un’altra prospettiva e soltanto dopo si lascia coinvolgere.
Fredda credevano in molti o addirittura apatica al mondo che mi circondava e invece non era per niente così, probabilmente talmente emotiva che avevo sempre paura di farmi male per cui avanzavo con molta cautela.

  La danza per me è sempre stata il mio “gioco di fantasia”, il mio piccolo mondo dove potevo essere qualsiasi cosa mi aggradasse di più, la mia piccola bolla magica dove tutto il resto scompariva.
  Ho sempre studiato con costanza e impegno, proprio perché amavo quello che stavo facendo, ma le mie poche doti naturali erano evidenti, fu proprio per questo motivo, che nel momento in cui la mia insegnante mi propose di affiancarla con i gruppi dei bimbi più piccoli rimasi un po’ stupita e attonita…. Io?...continuavo a chiedermi…..cosa mai potranno imparare da me che gli possa essere utile?!!!!......non so ancora come sia successo ma alla fine accettai, lanciandomi in questo mondo sconosciuto, e da me ormai molto distante, che era il mondo dei bambini.
  Secondo la mia “storica” insegnante io ero la persona giusta per tenere i corsi alle prime armi, gentile, paziente, amorevole ma al momento giusto anche autorevole. Io più di qualche attività per i bambini del paese non avevo mai fatto e comunque tutte situazioni nelle quali proponevo loro un’attività che poi portavamo avanti assieme, mai avrei pensato di poter “insegnare”, almeno per ciò che per me questo termine prima rappresentava.

  Mi buttai e fu così che iniziai a conoscere il metodo Giocodanza. Isabella, la mia insegnante, me ne parlò molto, me lo descrisse e più mi raccontava di questi giochi pieni di fantasia ed immaginazione e più pensavo se stesse diventando pazza......dovevo tornare a “far finta di” essere in una giungla, o in un castello, o di essere una ricca signora spocchiosa che si lava i denti ???....ma stiamo scherzando??!!...anni e anni per costruirmi un posto di rispetto nel mondo e adesso dovrei tornare ad essere una bambina di 26 anni??
  La cosa mi sembrava alquanto strana, ma fidandomi della sua esperienza, mi misi d’impegno e cercai di fare del mio meglio per entrare a pieno nell’essenza di questo metodo.
 
  Però si sa, vivere una cosa dal racconto di qualcun altro non è come viverla in prima persona, perciò, quando mi pose davanti alla possibilità di frequentare io stessa il corso di formazione di Giocodanza decisi di provarci e di vedere realmente se era tutto come mi era stato raccontato e se io lo avessi compreso bene.
  Quando iniziai quest’avventura mai mi sarei aspettata di crescere così tanto, ma del resto cosa potevo aspettarmi da un corso in cui tutte noi maestre eravamo le bambine che andavano a lezione?
 Tornare improvvisamente bambina, è questo l’effetto del corso.
Sembra molto semplice a dirsi, ma invece non lo è per nulla, è un percorso nel quale ci vuole molta pazienza, devi riallacciare i contatti con il bambino che è in te ma quando ci sei riuscito è la cosa più bella del mondo e soprattutto diventa il punto focale del tuo rapporto con i tuoi allievi.

  A me questo percorso di formazione ha dato tanto, non solo delle solide basi tecniche di propedeutica suddivisa per età, ma mi ha soprattutto insegnato ad entrare a lezione di danza con gli occhi dei bambini guardando le cose con la loro prospettiva, mi ha avvicinato molto al loro modo di pensare, mi ha aiutato a tornare bambina.
  Mi ha insegnato a mettermi nei loro panni, a dare la precedenza sempre a loro e non alla danza, perché è vero che devi riuscire a fargli capire i concetti teorici che gli stai spiegando, ma bisogna sempre tenere conto che i veri protagonisti sono loro, perché senza di loro non esisterebbe neanche la danza.
  Bisogna imparare a rispettare i loro tempi di crescita, la loro personalità, il loro carattere, senza però dimenticare che, in quanto educatrici, dobbiamo anche dar loro gli strumenti per crescere in maniera sana e serena e molte volte è più sano un NO detto con coscienza che un SI’ per stanchezza, negare qualcosa non è essere cattiva e crudele ma significa far rispettare delle regole utili ad una crescita, personale e sociale, corretta.

  Per me il Giocodanza ha significato capire come potermi avvicinare al mondo fanciullesco odierno, ognuno di noi è stato bambino a suo tempo ma non lo è adesso, in questi tempi e con questo mondo; i bambini di oggi sono affamati, hanno fretta di fare tutto e subito, non hanno pazienza, sono abituati ad avere tutto troppo comodo ma in questo modo hanno anche perso il piacere di annoiarsi, di godersi il tempo in maniera sana, di imparare ogni cosa a suo tempo.
  Bisogna saper catturare velocemente la loro attenzione per potersi relazionare con loro, ma per fare ciò bisogna parlare la loro lingua, per poterti ascoltare loro prima devono capirti.

  A mio parere il Giocodanza fa esattamente questo, traduce il linguaggio tecnico della danza con immagini più colorite e fantasiose. Il gioco è la maniera migliore per creare in modo rapido una relazione con i bambini, è come parlare la loro lingua; crei immediatamente una comunicazione, catturando la loro attenzione e instaurando un clima di lavoro sereno, in quanto sentono che tu non sei lì per giudicarli, non li osservi dall’alto, ma sei lì per guidarli, ti poni alla stessa loro altezza, fai e vivi le cose insieme a loro e questo li fa sentire al sicuro e liberi di esprimersi al meglio.
 
Quando loro avranno imparato a fidarsi di te e tu, insegnante, avrai imparato ad ascoltarli, niente potrà impedire di crescere insieme in un ambiente stimolante, perché alla fine è ciò di cui tutti abbiamo bisogno
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Se dovessi descrivere con due parole com’è stata la mia esperienza nella grande famiglia del Giocodanza, direi PIENA e CASA.

Piena di colori, emozioni, sensazioni, suoni, ricordi… e casa, perché infondo è stato sempre come tornare a casa dopo un lungo viaggio, sentirsi in famiglia… la MIA famiglia, quella della Monica di molti anni fa, alla quale crescere non importava perché aveva già tutto ciò di cui aveva bisogno, la gioia.

  Ringrazio con tutto il cuore Marinella per la bellissima esperienza che mi ha dato la possibilità di intraprendere, tutta la famiglia Giocodanza e la Dott.ssa Laura Bruschetta per la finestra che mi ha aperto sul mondo dei bambini.