Susanna Casagrande

 

Ecco cosa hanno fatto Marinella e il Giocodanza a questa giovane maestra del Trentino… 
 

  “Maestra maestra facciamo Sirene e Pirati?? Ti pregooooo”  e ancora “Bimbe ci vediamo mercoledì prossimo” e loro “Dai maestra, possiamo ancora un gioco??”.

  “Susanna oggi Anna non può venire a gioco danza perché è ammalata. Mamma mia! È tutta la mattina che piange perché vorrebbe venirci a tutti i costi, anche con la febbre!!”

  “Susanna, ma che gli fai a ste bimbe? Vera passa tutta la settimana a chiedermi – oggi c’è giocodanza? Tra quanti giorni vado a danza?”

  Ma la mia domanda è Marinella e Giocodanza, ma che mi avete fatto?

  Ho deciso di iscrivermi al corso di formazione per docenti di Giocodanza perché mi accorgevo, lezione dopo lezione, di non essere veramente preparata ad insegnare ai bambini più piccoli. Eh si, perché questi sono i più fragili, bisognosi di attenzione, delicati ma allo stesso entusiasti, pieni di energie e mi trovavo in difficoltà a gestire tutti questi aspetti assieme. Spesso mi metteva un po’ di ansia preparare le lezioni per loro. “Questo gli piacerà? Si stuferanno? Non è che se ripeto l’esercizio si annoiano?” La lezione stessa era un continuo mettermi in discussione e a volte mi trovavo a 20 minuti dalla fine che non sapevo più che cosa fare. I bambini non sembravano affatto disinteressati, ma sentivo di non riuscire a tirare fuori né da me stessa, né da loro tutto il divertimento, la gioia, la passione che avrei voluto e che invece effettivamente vedevo e mi dava grande soddisfazione nei bambini più grandi. Da qui la chiara necessità di trovare delle risposte, dei consigli, un nuovo metodo per trasformare le mie giornate e le mie lezioni.

  Così il 19 ottobre mi sono trovata nella sede di Brescia insieme a tante altre partecipanti provenienti da tutto il nord Italia. In attesa di cominciare, ho conosciuto qualche ragazza e da qui ho ricevuto una notizia per me inizialmente sconcertante: durante il corso non saremo state ragazze e docenti ma bambine ed insegnante, e tutto il corso sarebbe stato pratico. La cosa mi ha notevolmente spaventato... Perché IO dovevo fare la bambina? Come avrei fatto ad imparare ad insegnare ai bambini se passavo il week end a giocare? Non sono venuta fin qua per giocare! Mentre nella testa mi passavano questi pensieri maldestri, mi sono bloccata un attimo e i miei pensieri da quel momento hanno cambiato totalmente direzione… perché mi spaventa tanto giocare? Perché non potrebbe essere bello imparare divertendomi? Da quanto tempo non gioco...

  E così già dopo i primi 10 minuti di lezione, avevo capito di trovarmi esattamente nel posto giusto, quel posto che poteva dare la svolta, aiutarmi a trovare le risposte, e guidarmi a trovare una nuova Susanna.

  Le parole di Marinella e di Neruda sono diventate una pietra angolare del mio cammino… “dovete tornare BAMBINE!” Diceva Marinella. E ancora “Ricordate sempre questa frase di Neruda: Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perduto per sempre il bambino che ha dentro di sé.”

  E da qui il via a questa stupefacente e meravigliosa esperienza, che mi ha fatto innanzitutto mettere in discussione come poche volte prima, che mi ha fatto conoscere tantissimi giochi e un nuovo metodo di insegnamento davvero unico, che ha aperto i miei orizzonti e soprattutto mi ha dato un’infinità di stimoli che ho da subito cercato di mettere in pratica e che, cosa più importante, rimarranno sempre nel mio bagaglio personale.

  Sono tornata a casa a dir poco entusiasta. Ho chiamato le mie colleghe, i miei genitori, le mie amiche perché volevo raccontare tutto a tutti. Mi sentivo illuminata da una luce nuova e non vedevo l’ora di cominciare con questo nuovo metodo!

  Da subito ho avuto un riscontro positivo. Ho cominciato a divertirmi come loro, a non vedere l’ora di rivederli, a fare la giraffa, a giocare con i palloncini, ad emozionarmi a vedere la nuvola con il paracadute, a portare sempre con me la mia aiutante Nina, la tigrotta ballerina che fa impazzire i bambini, ad abituarmi ai nuovi abbracci e a meravigliosi sorrisi, a sentire la gioia delle mamme. Il mio entusiasmo è diventato il loro entusiasmo e le lezioni hanno sempre più stupito, trascinato ed appassionato i bambini. Non ho più visto uno sbuffo, più sentito una lamentela, anzi!! Non vogliono perdersi nemmeno un minuto di lezione. Grazie anche ai consiglia di Laura, la psicologa, ho imparato a condividere quanto più con i bambini e a trovare la strada giusta per portarli sempre dalla mia parte. Anche nei momenti più critici (un esercizio più impegnativo, un momento meno divertente di altri, lo stretching…) riesco a spiegare loro l’importanza e l’utilità e riscontrare sempre il loro appoggio.

  Il corso di formazione Giocodanza ha avuto per me tre aspetti fondamentali che lo hanno reso speciale:

-         la formazione stessa, che mi ha aperto un mondo e una strada nuova. È stato una LUCE. La luce che mi ha mostrato ciò che di buono avevo, ciò che mi manca e ha illuminato il percorso da seguire. Non si finisce mai di imparare! Il Giocodanza ha fatto ritrovare la bambina che c’è in me con la promessa di non perderla più.

-         il riscontro positivo, prima di tutto in me stessa e poi con i bambini. Un tassello fondamentale e uno stimolo a continuare sempre in questa direzione. Non si finisce mai di imparare! Il riscontro positivo porta ad una continua messa in discussione, ricerca, miglioramento per continuare a stupire e mantenere vivo l’entusiasmo.

-         Il gruppo: un bel gruppo di chiacchierine come dice la maestra. Credo che sia stato un aspetto davvero importante. Il confronto di esperienze, programmi, metodi da un punto di vista tecnico, organizzativo, ed umano hanno portato ad una clima genuino di apprendimento continuo dove ognuno ha messo a disposizione degli altri se stesso e la propria esperienza e ha cercato di raccogliere dagli altri quanto più possibile. Non si smette mai di imparare! e ogni week end è stato un momento di crescita continuo, dall’arrivo alle ore di lezione, dalle pause alla cena in hotel tutte assieme.

Ecco cosa hanno fatto Marinella e il Giocodanza a questa giovane maestra del Trentino…

  E così, ogni volta che una mamma mi chiama dicendomi che la bambina vorrebbe venire anche con la febbre o chiedendomi come faccio a farmi voler così bene e ad essere così coinvolgente, oppure una collega in difficoltà mi chiede qualche consiglio, o una bambina a fine lezione mi saluta, poi torna indietro e mi abbraccia forte…

  Io chiudo gli occhi, mi emoziono e ripenso a Marinella, a Lulù, al corso di Brescia…

Posso dire solo una cosa… GRAZIE di avermi dato tutto questo!!!!!

Anche io ho la mia poesia, di Janusz Korczack, che spesso rileggo e mi ricorda quanto sono fortunata a lavorare con i bambini e quanto importanti sono le mie parole, i miei sguardi, i miei comportamenti, i miei sorrisi e le mie smorfie quando sono con loro...

Dite: E’ faticoso frequentare i bambini.

Avete ragione.
Poi aggiungete:
perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi,
inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi
fino all’altezza dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi.

Per non ferirli”.