Z.E.  Corso di Formazione di Brescia
 

 E’ stato un bellissimo viaggio e, ad oggi, sono molto felice di averlo compiuto. Mi mancheranno i nostri incontri e le  altre bambine!!!!  

 

Ripenso al passato e mi vedo seduta alla scrivania del mio ufficio, dopo una Laurea in Economia e Commercio, a far registrazioni contabili e telefonate a clienti di tutto il mondo, per otto ore al giorno. Partivo già il mattino con la mia sacca con dentro il body e le calze per fermarmi direttamente a lezione e tornare alla sera stanca ma felice di aver completato in questo modo la mia noiosa giornata. Poi un bel giorno, 6 anni fa, il lavoro cominciò a diminuire ed il mio ex titolare mi propose la mezza giornata: il panico mi prese! Come avrei impiegato le restanti 4 ore? Come avrei potuto gestire il mio tempo? Destino fu che la mia insegnante, proprio in quel momento,  mi propose di seguire le sue lezioni e di aiutarla con le piccole.

Nel frattempo, con mille titubanze, decisi di iscrivermi, sempre su suo consiglio, ad un corso accademico per l’insegnamento che durò circa due anni: sì, mille titubanze in quanto non mi sentivo all’altezza, era un campo totalmente a me estraneo, non solo da un punto di vista delle modalità ma anche psicologico ed emotivo. Io, che avevo da sempre avuto a che fare con i numeri, di colpo mi trovavo a dovermi relazionare con i bambini, “entità” per me estranee: non avevo alcuna conoscenza in merito all’approccio da tenere ed alle modalità relazionali da sviluppare con loro. Inoltre c’era il fattore età, cosa che forse mi spaventava più di tutto: stravolgere totalmente la mia vita a trentaquattro anni non era di certo un cambiamento da poco.
Da sempre avevo praticato danza, ma ben sappiamo che un conto è essere allievo, tutt’altra storia è passare dall’altra parte della barricata!  

Per ben due anni passai i pomeriggi seduta in un angolino della sala a prendere appunti, a scrivere programmi, ad osservare le modalità d’insegnamento ed a cercare di fare tesoro dell’esperienza della mia insegnante. Alla fine decisi di buttarmi e di provare a fondo quest’esperienza supportata dalla mia insegnante e da mio marito che mi ha sempre appoggiata in tutto, finche nel 2013 decisi di licenziami definitivamente dal mio lavoro “ufficiale” e dedicarmi totalmente a quest’attività! Diciamo che per me è stato un cambiamento radicale, ma sono felice di averlo fatto: anche se tutto ciò è avvenuto in età più matura, devo dire che le soddisfazioni sono state e sono tutt’ora grandissime.

Fortunatamente la mia insegnante, in quanto tutt’ora pratico ancora come allieva, ogni anno ci sprona ad affrontare nuovi percorsi, aprirci a nuove esperienze perché di imparare, come giustamente dice lei, non si finisce mai.

Navigando in Internet, un bel giorno trovai questo corso di “Giocodanza” e subito mi affascinò. Decisi quindi di buttarmi nuovamente in quest’avventura ed accompagnata da una mia collega, scegliemmo di iscriverci.
Al primo approccio la mia sensazione, proprio derivante dalla mia esperienza e dai miei precedenti corsi, non fu ben chiara, nel senso che subito rimasi un po’ dubbiosa. Le mie titubanze, le mie difficoltà a calarmi nel personaggio “bambino” ebbero la maggiore.
Non mi era mia capitato che un’insegnante si approcciasse e me in questo modo, non mi era mai capitato di dover presentarmi ad un bellissimo orsetto con il tutù! La cosa positiva che avevo però colto era il clima che si era creato all’interno della sala. L’ambiente “danza”, sinceramente parlando, purtroppo,  non è dei migliori; solitamente quando si frequentano corsi insegnanti, vi è il gelo, la competitività è palpabile, si cerca sempre di primeggiare, dando vita alle volte ad una malsana competizione.
Questo primo week-end fu totalmente diverso: la volontà di conoscerci, di confrontarsi in modo positivo era di tutte le partecipanti.
Questo è stato proprio merito tuo Marinella, che hai voluto dare quest’impronta ai tuoi corsi ed al tuo modo di impostare tutto il Giocodanza.

E’ proprio su questo che ho riflettuto nei giorni seguenti: questo metodo ci ha trasformate tutte, ci ha fatto cadere le inibizioni che ci frenano, ci ha fatto ridere e divertire, ognuna di noi si è sentita a proprio agio, e se ciò è avvenuto con degli adulti che hanno il proprio bagaglio di esperienze e perché no, di blocchi, figuriamoci cosa può succedere con i bambini!

Da quel momento ho iniziato a capire la profondità e la validità  di questo metodo, ho cominciato a sperimentarlo a lezione ed a vedere come i bimbi si divertono, come sono interessati, come per partecipare rispettano le regole e come alla lezione successiva ti chiedono subito “Andiamo nella giungla”oppure “facciamo i Nanetti”. E’ un metodo innovativo, che tutti dovrebbero conoscere!

Ora posso dire di avere gli strumenti per capire qual’è il modo migliore per approcciarsi ai piccoli: ho finalmente inteso il ruolo che un’insegnante dovrebbe avere.

Tu, Mariella, mi hai fatto finalmente capire come approcciarsi ai piccoli, cosa che finora non mi era ancora chiara! Siamo noi insegnanti che dobbiamo far in modo che i bimbi vengano a noi, dobbiamo incuriosirli, essere propositivi, aiutarli a far emergere le proprie potenzialità, dobbiamo conoscere le loro tappe di crescita psico-fisiche ed essere in grado di modellare i nostri atteggiamenti ed i nostri programmi in base alle loro esigenze.

Il ruolo dell’educatore è molto importante, perché essere un buon ballerino non ha nulla a che vedere con l’essere un buon insegnante.

Al termine di questo corso, il bagaglio di competenze e di conoscenze che ho portato a casa è stato enorme, e spero di essere in grado a poco a poco di applicarlo tutto. Un altro aspetto che rende unico questo metodo è la sua versatilità nel senso che può essere applicato all’interno del contesto danza ma anche in altre situazioni, come la scuola materna o primaria ecc… in quanto sviluppa molteplici aspetti: aiuta la postura che è fondamentale per vivere bene a qualsiasi età, sviluppa gli aspetti cognitivi, emozionali e relazionali, elementi molto importanti per una crescita sana.