V. M.

LA RICETTA DELLA LIBERTÀ

Tutti i bambini meno uno crescono.

Chissà cosa avrebbe pensato James Mattew Barrey, l’autore di Peter Pan, l’eterno bambino, se si fosse ritrovato in una sala di danza, circondato da 40 donne con le mani in vita,  gli sguardi fissi ed attenti nei riguardi di una maestra che le chiama “bambine”, intente a far volteggiare in aria i sacchetti di plastica colorati che chiamano”veli”, ammirate e vezzose nel fingersi aristocratiche madame Spokky, impegnate  nell’agitare le loro ali da apine…

Chissà cosa avrebbe potuto immaginare il signor Mattew Barrey nello scoprire che a 20, 30, 40, 50 anni si possa ancora entrare in un bosco incantato, passeggiare tra le stanze di un castello con i soffitti ricolmi di leccornie, piombare d’improvviso in un’avventurosa giungla, tramutarsi in sirene che devono difendersi dai pirati…

Forse avrebbe realizzato che la famosa “isola che non c’è” esiste; che nel futuro, leggendo la sua fiaba l’umanità capirà  di non voler più crescere e di avere un unico desiderio: guardare la vita con gli occhi grandi dei piccoli…

Mi sono ritrovata a fantasticare questi pensieri ogni volta che nella mia auto tornavo a casa dopo le intense giornate del corso di Giocodanza®,  guidavo cercando di trovare ispirazione per nuovi giochi, col sorriso sulle labbra e gli occhi ricolmi di emozione ed aspettativa…

Si!  emozione ed aspettativa, quelle delle “mie bimbe”, le mie adorabili bimbe con i body rosa e celesti, i capelli sempre un po’ fuoriposto, con le manine in vita e la schiena un po’ ricurva. Ho sempre avuto la sensazione che per lavorare insieme a loro fosse necessario assomigliargli, usare il loro linguaggio, fare le cose che interessano a loro, pensare come loro, GIOCARE con loro…

Ma per giocare, bisogna reimparare a giocare, ricordare, recuperare negli anfratti più reconditi dei nostri pensieri la disinibizione, l’attenzione ai particolari e alle parole, la curiosità, ma soprattutto quella libertà che è tanto facile leggere negli occhi di un bambino ed in ogni fibra del suo corpo e che noi adulti, invece, perdiamo in un momento imprecisato, senza poi sapere dove l’avevamo lasciata.

La libertà è prerogativa del bambino, è la sua essenza, è ciò che lo contraddistingue da quel mondo di persone più alte di lui inconsapevolmente imbrigliate dai loro “è tardi”, “non ho tempo”, “vedremo”, “vorrei” una sfilza di condizionali che pongono barriere ai desideri.

I bambini non sanno cosa siano le condizioni, non è mai troppo tardi per diventare principesse nel bosco, hanno sempre tempo per una metamorfosi  da bruco a farfalla, non aspettano un secondo per tuffarsi sotto la tela dei pompieri, insomma, hanno la libertà di volare, senza ali, quando e come vogliono, sono capaci  di cogliere l’attimo, trasformando quell’attimo nel loro modus vivendi.

Ma come fare a ritrovare la libertà  della me più bambina?

Il Giocodanza® è stato provvidenziale, è stato il motore  di questa domanda e nel contempo anche la sua risposta.

La maestra Marinella Santini ci ha dato la ricetta, ma la prima cosa da fare per poterla ricordare è abbandonare penne e quaderni; lo chef impara con l’esperienza, non scrivendo i dosaggi…..e noi tutte, maestre adulte, abbiamo dovuto ricominciare proprio come avevamo iniziato tanti anni fa.  E così, ho raccolto gli ingredienti fondamentali della ricetta della libertà, dopo averli assimilati, per poterli tenere sempre a mente, qualora, in un giorno di stanchezza o demotivazione dovessi dimenticarli:

- un paio di calzini, per recuperare il contatto viscerale con il pavimento;

- disporsi in  cerchio, per assaporare la sicurezza e la familiarità;

- una buona dose di ascolto della voce di Lulù, per sentire che non siamo in una semplice sala, ma tra quattro pareti in continua evoluzione;

- scegliere un angolino, un posticino nello spazio, a seconda dei gusti;

- un cucchiaio di contatto visivo, perché ai grandi fa paura ed inibisce guardarsi dentro;

- due cucchiai di contatto corporeo, per abbattere le barriere della vergogna e recuperare consapevolezza del proprio essere fisico;

- un bicchiere di improvvisazione, per uscire dagli schemi e ritrovare spontaneità e gestualità;

- occhi chiusi quanto basta, per recuperare le nostre capacità sensoriali assopite;

- un pizzico di fantasia, per staccare dalla realtà.

Il Giocodanza®, ha dato a me,  in prima persona, gli ingredienti per poter essere all’altezza di giocare con i miei bimbi, e soprattutto, la ricetta per poterli comprendere e per poter provare a pensare come loro. Ho realizzato, ad ogni lezione sempre di più, che il corso stava formandomi, cambiandomi, mutandomi in funzione dei bimbi con cui avrei giocato, e che in primo luogo dovevo acquistare consapevolezza dei miei bisogni e delle mie carenze per poter soddisfare i loro.  Insomma, tutto ciò che nelle mie lezioni chiedo ai miei allievi, devo prima di tutto cercarlo in me.

È stato un percorso di fiducia, di totale affidarsi, mostrarsi per ciò che eravamo e che non ricordiamo più bene; è stato un mettersi in gioco, un mettersi alla prova, un prendersi in giro con leggerezza; è stato un comprendere che non si smette mai di imparare, che la conoscenza è infinita, come la necessità di sapere dovrebbe essere…….la consapevolezza di avere un limite o una lacuna da colmare  deve essere il motore immobile  di ognuno, e ancor più di un insegnante.

Il corso ha contribuito a questa certezza, quella di non frenare il bisogno di formarsi, per il bene  di noi educatori, sicuri e consapevoli del nostro operato, per le nostre bimbe e i nostri bimbi, che meritano professionalità e  competenze.

Il risultato è stato eccellente, la ricetta della libertà consente di assaporare tutto il gusto dello spazio, di sentire l’aroma della musica, di respirare la fragranza del movimento, di avvertire il sapore agrodolce della fatica, che però non è mai eccessivo o più esaltato del gusto intenso del divertimento e del gioco, di mordere con gusto ogni fibra del nostro corpo.

 C’è un ingrediente che avevo dimenticato, ma forse, ricordarlo per ultimo gli darà la priorità nella memoria: la semplicità, il collante perfetto, per tutti gli altri ingredienti; a volte, infatti, le nostre menti adulte fanno ragionamenti astrusi e complessi, senza realizzare che non c’è niente di più armonioso dell’essenzialità, saranno i  nostri bambini a vedere ciò che inizialmente sembrava non esserci.

Gli ingredienti ci sono, la spesa è stata fatta, ora, con la sacca ricolma di energie, fantasia, e libertà, vorrei stare attenta a non far volar via neppure un pizzico delle cose apprese, sarò io a dover volare, come Peter Pan, perché ora l’isola che non c’è è un po’ più affollata.